terça-feira, 12 de janeiro de 2010

6 GENNAIO 1880 - 6 GENNAIO 2010


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Sono passati esattamente 130 anni dalla posa della prima pietra della città di Criciuma. Ventidue famiglie di origine italiana, provenienti da Urussanga hanno deciso di conquistare alla foresta nuovi territori dove poter costruire le proprie abitazioni e creare il primo nucleo di quella che, oggi, è una ridente, popolosa e produttiva città.

ll 6 gennaio 2010 è iniziata tutta una serie di manifestazioni, che avranno vita durante tutto il corso dell’anno, per commemorare questa data importante. Le cerimonie hanno avuto un rumoroso inizio alle 6 del mattino quando, nel centro della città ed in tutti i quartieri, si è dato fuoco alle polveri e migliaia di mortaretti sono volati verso il cielo per ricordare a tutti cosa si iniziava a commemorare.

Una delle cerimonie più suggestive della mattinata è stata quella del cambio della bandiera nazionale, avvenuta nel Piazzale della Bandiera al parco Centenario. Il piazzale e relativo pennone alto 30 metri, sono stati voluti e realizzati dall’attuale amministrazione presieduta dal Sindaco Clésio Salvaro e dal Vice Sindaco Màrcio Bùrigo. L’inaugurazione è avvenuta il giorno 29.08.2009 esattamente 130 giorni prima dell’inizio delle celebrazioni del 130° anniversario di Criciuma.

Alla cerimonia del cambio della bandiera ha preso parte tutta l’amministrazione comunale, capeggiata dal Sindaco Salvaro, oltre a numerosi deputati, autorità civili e militari ed un folto pubblico.13 salve di cannone, una per ogni decennio, hanno accompagnato l’alza bandiera, mentre la banda del 28° G.A.C. intonava l’inno nazionale.

*Testo e fotografie: Mario Martinotti

segunda-feira, 11 de janeiro de 2010

MONTAGNE ADDIO



“Montagne addio, addio vallate,io parto addio non so se tornerò,qui lascio il cuore, qui lascio la mia vita,montagne addio, non vi scorderò.”

Così recitano le parole di una famosa canzone di montagna scritta alla metà del ‘900 da G. Malatesta noto compositore veneto di canti, e, queste, dovevano essere le parole che salivano alle labbra degli emigranti italiani, e, cadorini in particolare, che lasciavano le loro terre per destinazioni sconosciute, per una vita di stenti e miseria.


Queste montagne che ora fanno parte del patrimonio dell’umanità, secondo quanto è stato recentemente deciso dall’ UNESC, sono,sicuramente, le più belle di tutta Europa e fra le più belle al mondo sia come conformazione geologica che strutturale.


Il profilo ardito di queste cime, le difficoltà che si incontrano per poterle raggiungere e vincere, fanno si che ogni anno siano meta ambita di scalatori provenienti da tutto il mondo che, qui, trovano palestre di roccia di grande difficoltà e incomparabile bellezza. Il tutto inserito in un paesaggio indimenticabile fatto di piccoli borghi, di laghi dai colori brillanti, che vanno dal verde all’azzurro intenso, da pinete estese di abeti, larici, carpini dove è bello e riposante penetrare alla ricerca di bacche, di funghi e, perché no, per qualche incontro improvviso con caprioli e cervi che qui sono i signori incontrastati delle “crode” dolomitiche.

Ecco una delle tante attrattive che offre la Regione Veneto e la Provincia di Belluno in particolare. Il Cadore, l’Ampezzo, il Comelico e la confinante Regione del Trentino Alto Adige sono le zone nelle quali le Dolomiti offrono il meglio di sé stesse.

Ricordo che il nome Dolomiti deriva da quello dello scienziato francese Dèodat Gratet de Dolomieu che alla fine del 1770, durante un viaggio in Italia, scoprì e studiò la roccia calcarea che compone queste montagne. Diede ad essa il nome di “dolomite” da cui deriva il nome delle montagne

.…….montagne addio non vi scorderò.

* Mario Martinotti







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